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Il Premiolino secondo Elio Maraone
Il Premiolino? Specchio non deformante della nostra società e della sua evoluzione.
Dall’incontro con i colleghi qualcosa per la professione e molto per la vita

Classe 1939, in giuria dal 1976, racconta così il suo ingresso nella rosa di giurati de Il Premiolino: “All’inizio partecipavo alle riunioni come osservatore, accompagnando qualche amico, qualche collega anziano. Ho imparato da loro qualcosa per il mestiere e molto per la vita. Ricordo in particolare Egisto Corradi, capace di grande calore umano: tra tutti i giornalisti che io ho conosciuto, ha incarnato al meglio la figura dell’inviato ineccepibile sul piano professionale e, ciò che più conta, sotto il profilo morale”.

Un’esperienza formativa, di crescita, di incontro, professionale e personale: “Allora eravamo più abituati a incontrarci tra noi giornalisti. C’era un maggiore spirito di avventura. E poi era più facile incontrarci o all’estero o in Italia. L’uso degli inviati da parte dei quotidiani è molto diminuito, forse per ragioni economiche. Allora il racconto dei fatti italiani o esteri era affidato alla figura dell’inviato. Oggi la cronaca, anche quella più importante, viene assorbita e consumata soprattutto dai notiziari televisivi. La carta stampata è passata in secondo piano”.

E per ciò che riguarda la professione? “Il Premiolino ha confortato alcuni colleghi ad andare avanti, a proseguire nella loro linea. Ed anche qualche testata: ad esempio Il Manifesto soprattutto all’inizio. Negli anni Settanta e negli anni Ottanta, nei momenti più accesi della nostra società, il Premio, nel senso del risultato collettivo, è stato un po’ lo specchio non deformante della nostra società e della sua evoluzione. Per il resto può sembrare scontato ma è stato il crescere dell’influenza della televisione l’elemento con cui abbiamo dovuto fare i conti come giurati. All’inizio eravamo orientati quasi esclusivamente verso la carta stampata. Poi abbiamo dovuto misurarci con la televisione che, come sappiamo, è sempre più formatrice dell’opinione pubblica. La funzione del quotidiano si è sempre più indebolita, soprattutto negli ultimissimi anni, a causa della televisione e ora di Internet. Realtà con cui dobbiamo confrontarci.”

Questi i primi 50 anni. Che dire dei prossimi? “Il Premiolino continuerà con serenità, serietà e vigilanza. Ma questo dovrebbe valere per la nostra condotta personale, per la nostra vita. Se posso usare uno slogan, dobbiamo tenere sempre gli occhi aperti ma non per diffidenza. Il fondamento non è solo andare alla ricerca della verità – che è giusto – ma è raccontarla, riportarla il più fedelmente possibile. Guardarsi intorno, tenere gli occhi aperti e allo stesso tempo guardare dentro noi stessi.”