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Il futuro è Internet: in quel mondo senza carta dobbiamo entrarci, cercare nuovi talenti
Firma del giornalismo italiano, Enrico Gramigna è il segretario ufficiale della Giuria, depositario della storia del Premio e fedele custode di decenni di incontri, discussioni e mediazioni verbali. Tante le serate di premiazione, gli aneddoti, i momenti memorabili in quasi mezzo secolo di premio ma su tutti, due emergono in tutta la loro potenza emotiva. Momenti lontani nel tempo, uno nel dicembre 2007, l’altro nel dicembre ’74. Dicembre 2007: Il Premiolino viene assegnato a Bernardo Iovene, giornalista della redazione di Report. “Serata di gala, con giornalisti di fama e ospiti illustri in sala: proprio sotto il palco sul quale avveniva la premiazione c’era Letizia Moratti, Sindaco di Milano. Il ragazzo, ricevendo Il Premiolino, non si è sottratto ai ringraziamenti di rito, felice di trovarsi proprio a Milano perchè sull’amministrazione del capoluogo lombardo aveva appena concluso un’inchiesta a 360 gradi. Gli occhi del ragazzo a quel punto hanno incrociato quelli di Letizia Moratti: ‘Peccato che non sia riuscito ad avere un colloquio con il Sindaco...’ ha detto con un accenno di provocazione. Si è udita chiaramente la voce della Moratti: ‘Bastava chiederlo!’ E lui con un sorriso ‘Allora scendo dal palco e vengo subito da lei’... Un lungo applauso e a me, e forse non solo a me, è spuntata una lacrima: il giornalismo ieri come oggi (e voglio credere domani) si fa così, senza timori reverenziali”. Un salto indietro nel tempo e Gramigna torna con la memoria al dicembre di 33 anni prima. Tra i premiati Bruno Sereni, direttore del Giornale di Barga: “Una serata che mi è rimasta nel cuore nonostante si trattasse di un personaggio che praticamente nessuno conosceva: ma proprio nella splendida cittadina della Val di Serchio ho trascorso gli anni eroici e felici della mia gioventù, imparando ad apprezzare quel modo ruspante di fare giornalismo di Sereni. Uomo capace, con il suo foglio, di tenere legati alla sua e alla mia Barga i tanti che l’hanno dovuta lasciare per emigrare all’estero in cerca di fortuna”. Come tutti i suoi colleghi, Enrico Gramigna non nasconde la sua grande passione per la professione e per Il Premiolino,“piccolo-grande premio, una sorta di testimone: quel testimone che io ho ricevuto dai miei ‘maestri’ all’inizio della carriera e che ora passiamo ai giovani che debuttano in questo difficile campo e ai colleghi che, con merito e capacità, si battono per una corretta informazione”. Libertà e diritto all’informazione. Passato, presente: ma quale futuro per Il Premiolino? “La vera questione oggi è come conquistare l’interesse di chi abitualmente non compra né legge un giornale. Un tema che anche per Il Premiolino suona come una sfida. L’Italia è cresciuta, sia pure con fatica e pesanti drammi, nella libertà. Il progresso, l’informatica, la globalizzazione hanno certamente un enorme pregio: sono un invalicabile baluardo contro la censura. E noi in quel ‘mondo’ senza carta dobbiamo entrarci e cercare i nuovi talenti che fanno del giornalismo su Internet, dobbiamo confrontarci con loro. Il futuro passa certamente da lì.” |