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Guardare al Premiolino con occhi giovani per capire le nuove professionalità dell’informazione
“Sono cresciuto a Milano quindi Il Premiolino era per me da sempre il sinonimo del riconoscimento alla qualità giornalistica. Poi, quando ho cominciato a fare il giornalista, ne ho seguito l’evolvere delle scelte, dei riconoscimenti, fino a che mi è toccato nel 1993. Alla premiazione c’era il meglio del giornalismo milanese: ad esempio c’era Giorgio Bocca. Tra i premiati molti i giovani: Curzio Maltese, Enrico Franceschini, Paolo Valentino.” Non è solo un ricordo vivo ed emozionato, quello che Enrico Mentana, giornalista televisivo e direttore editoriale di Mediaset, richiama alla memoria: al di là di facili sentimentalismi quello che emerge è il rapporto con il giornalismo in quanto mestiere. “Lo ricordo come un momento fragrante di rapporto con la professione che si celebra ma anche si riconosce, si confronta. Proprio per tutto questo e tanto altro che mi lega all’idea del giornalismo – la mia professione ma anche quella di mio padre – è stato per me motivo di soddisfazione essere chiamato a un certo punto a far parte della giuria perché lo vedevo come un ulteriore riconoscimento non solo per il lavoro svolto ma soprattutto – viste le tendenze prevalenti all’interno della giuria stessa – di lavoro libero pur in partibus infidelium visto che ero stato per 13 anni il direttore del principale telegiornale di Mediaset.” In giuria dal 2003, Mentana rivendica con orgoglio la proposta, sposata da tutti i colleghi, del premio a David Grossman due anni fa: “Era importante dare il segno di una capacità che è sicuramente della grande giuria de Il Premiolino di volare alto e di guardare fuori anche dai nostri confini”. Ma quanto può dirsi libero il giornalismo in questo momento storico? “Io penso che il giornalismo con la schiena diritta sia ben rappresentato nel nostro Paese e che ci sia grande libertà. Sappiamo che c’è un notevole problema di concentrazione del potere dei media e della non più esistenza di editori puri, posto che ce ne siano mai stati. Nonostante questo, i poteri forti in Italia sono diventati, nella gran parte dei casi, meno forti perché più visibili. Un risultato indubbiamente conseguito dalla libera informazione. I lettori sanno bene qual è l’articolazione dei poteri in Italia e la proprietà stessa dei mezzi di informazione, e questo perché la stampa si è fatta più attenta al proprio ruolo di informare su tutto”. Lettori consapevoli, secondo Enrico Mentana. Pochi in Italia esattamente come negli altri paesi occidentali: “Questo aspetto ha più a che fare con l’evoluzione degli altri strumenti di informazione e di comunicazione: ormai è molto più forte la televisione in tutte le sue articolazioni, resta forte la radio ed è forte tutta la comunicazione via Internet. Il giornalismo non può collegarsi solo alla carta stampata. È come se la musica si legasse solo al vinile o ai supporti tradizionali. Il mondo cambia anche nell’utilizzo di tramiti, di strumenti e questo vale anche per l’informazione. Verrà un tempo dove non ci saranno più i giornali ma non per questo l’informazione verrà meno”. Quanto a Il Premiolino del futuro, Mentana suggerisce di “guardare sempre più con occhi giovani al premio per cercare di capire quali sono e dove vanno le nuove professionalità per il mestiere dell’informazione”. |