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Il Premiolino secondo Gaetano Tumiati
Tra calici di vino e cumuli di riviste e quotidiani, nessuno di noi avrebbe mai pensato
che il premio sarebbe arrivato al Secondo Millennio…

“Un premio originale fin nel nome: spicciolo, allegro, disinvolto, a maniche rimboccate proprio come quando si impaginava in tipografia, e allo stesso tempo serio, professionale”, così Gaetano Tumiati, presidente onorario del premio, racconta la scelta del nome. Correva l’anno 1960, anno carico di eventi, di personaggi e uomini politici che hanno cambiato il corso della storia: Kennedy e Gagarin. E sullo sfondo l’Italia del boom conomico. “Da allora l’informazione è passata attraverso una metamorfosi profonda. Tra i protagonisti di questa rottura hanno fatto scuola alcune testate. Per decennale esperienza diretta mi viene spontaneo riferirmi

al Panorama degli anni Settanta, diretto da Lamberto Sechi. Il motto era: I fatti separati dalle opinioni. Obiettivo, portare in Italia l’esperienza di certi settimanali americani quali Time e Newsweek ovvero bandire lo stile letterario, limitare al massimo gli aggettivi, precisione ossessiva nei particolari, evitare commenti, cha andavano riservati ai quattro o cinque illustri collaboratori esterni. Pochi i pezzi firmati. Il diritto alla firma arrivava dopo un lungo tirocinio. Una scuola che ha portato un eccezionale numero di quei giovani redattori a diventare direttori di quotidiani e periodici tra i più quotati. Una rivoluzione tecnico-professionale che, applicata a una linea politica ben chiara – difesa intransigenta della Costituzione repubblicana, lotta agli opposti estremismi – molto giovò al progresso del giornalismo e alla difesa della democrazia. E ancor oggi, nonostante il riflusso, fa sentire i suoi effetti.

E Il Premiolino? Il bilancio del Cinquantenario, secondo Tumiati, è senza dubbio positivo. Nell’albo d’oro, rarissimi i maestri del bello scrivere. Spiccano invece pionieri, innovatori, cronisti instancabili, polemisti, autori di grandi inchieste, inviati coraggiosi, pronti a rischiare la vita come Mauro De Mauro premiato proprio agli albori, 1960. “Lo avevo conosciuto in Sicilia”, ricorda Tumiati, “per le sue inchieste anti-mafia venne ucciso e gettato nel cemento fresco di un ponte in costruzione”.

E oggi? “Grazie a Internet e all’evoluzione del costume l’Informazione ha fatto passi da gigante – conclude Tumiati – più rapida, più ricca, più dettagliata. Non mancano però pericoli e problemi quali possibili attentati alla libertà di stampa o l’eccessiva presenza di industriali d’altro ramo nella proprietà di quotidiani e periodici. A me personalmente disturba e preoccupa il fatto che quasi tutti i giornali italiani, anche tra i più quotati, dedichino pagine e pagine a eventi futili purchè solleticanti, a processi sensazionali, a temi generici adatti, se mai, a settimanali e mensili. Ma a questo indirizzo, in regime di libera concorrenza, possono opporsi soltanto la coscienza degli editori e la tempra e il discernimento dei direttori.”