|
Prosit!
“Da Oriana Fallaci a Bruno Sereni, direttore per decenni del Giornale di Barga, un paese della Garfagnana. È questa, probabilmente, la forza de Il Premiolino. La capacità mostrata in mezzo secolo di vita di inchinarsi davanti alla bravura immensa di maestri come Ennio Flaiano e insieme di riconoscere il talento di piccoli grandi giornalisti di provincia come Alfonso ‘Fofò’ Bugea, che nella veste di capo della redazione di Agrigento del Giornale di Sicilia compie da anni il miracolo quotidiano di far uscire una cronaca onesta e dignitosa in una realtà difficilissima e inquinata da forti interessi mafiosi. Dove il solo pubblicare una notizia di poche righe richiede a volte più coraggio che mettersi l’elmetto sotto un bombardamento a Bagdad o raggiungere un leader della guerriglia in mezzo alla jungla congolese”. Gian Antonio Stella, pungente firma del Corriere della Sera e autore di best-seller che fanno dimenticare la statistica che vuole gli italiani poco inclini alla lettura, scorre l’albo d’oro de Il Premiolino per ritrovarsi in buona compagnia. “A me capitò di vincerlo, nel ‘94, insieme a Ilaria Alpi, la collega del Tg3 assassinata in Somalia insieme con l’operatore Miran Hrovatin, quasi certamente perché avevano fiutato qualche affare sporco. Una storia brutta, molto brutta. Avvelenata da retroscena immondi mai del tutto chiariti. C’erano i suoi genitori, quella sera, a ritirare il riconoscimento. E la cerimonia fu segnata da un velo di malinconia.” “Dimmi con chi vai e ti dirò chi sei”, commenta Stella prendendo in prestito un antico adagio: “Quello dei vincitori è un elenco che scalda il cuore di chi ha la fortuna di ricevere questo che è uno dei più antichi premi giornalistici italiani”. Una lista di miti, per la generazione di Stella: Bocca, Besozzi, Pansa, Cederna, Mo... “Troppa grazia, pensavo quella sera ricevendo Il Premiolino che aveva segnato la storia del grande giornalismo italiano. Troppa grazia, pensavo quando, quasi un decennio dopo, mi fu chiesto di entrare a far parte della giuria. L’una e l’altra volta mi venne in soccorso il grande Guido Vergani. Con un paio di battute delle sue, buttate là distrattamente con quella ‘errrrre’ che pareva passata e ripassata sulla carta vetrata grossa. Aveva questo di grande, Guido: era una persona seria che non si prendeva troppo sul serio. E così l’ho sempre visto, Il Premiolino, non a caso marcato pudicamente dal diminutivo. Non l’omaggio deferente a vecchi tromboni impomatati grondanti di vanità, ma la pacca sulla spalla data da un gruppo di amici a un collega che ha mostrato di avere dei numeri. Un’occasione per stare insieme e levare insieme i calici: ‘Prosit’ ”. |