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Lo spirito non cambia, Il Premiolino va avanti
“Di questo premio non ci dimenticheremo mai”: con queste poche parole sinceramente emozionate Eugenio Scalfari e Giuseppe Turani salutano Il Premiolino vinto nel dicembre 1974 per il loro Razza Padrona. Scalfari forse aveva già in mente di cambiare il panorama dell’informazione italiana con un quotidiano innovativo come sarà di lì a qualche anno la Repubblica. Nel frattempo, con il libro edito da Feltrinelli e scritto a quattro mani con il collega Turani, aveva già coraggiosamente contribuito a incidere profondamente nell’opinione pubblica del Paese, raccontando vizi privati e pubbliche virtù della borghesia italiana, industriale e di Stato. Come loro, anch’io, conservo gelosamente il ricordo e l’emozione di quella serata perché per me quello è Il Premiolino per eccellenza, quello di cui vado più orgoglioso insieme a quello dato a Indro Montanelli anni dopo. Scalfari e Montanelli ben rappresentano lo spirito, la passione e l’orgoglio di fare un mestiere come quello del giornalista. Rappresentano altrettanto bene lo spirito che animò nel 1960 il gruppo di colleghi che hanno fortissimamente voluto Il Premiolino.
Il panorama è cambiato profondamente: al rumore della macchina per scrivere si sono sostituiti chip e byte; a telegrafi e fax connessioni e rete. La televisione e Internet hanno la meglio sulla carta stampata che non smette però di essere il medium di approfondimento per eccellenza. Il cronista di una volta non c’è più. Resta invece la voglia e la necessità di raccontare criticamente ciò che accade. Tanti i professionisti che si sono avvicendati in giuria. Uomini e donne di estrazione diversissima. Giornalisti nati tra gli anni Venti e Trenta, che hanno vissuto il fascismo, la guerra, il periodo post-bellico in modi diametralmente opposti. Personaggi dalla personalità non comune ma di spessore, animi ribelli e pronti ad avventure estreme. All’inizio era forte la componente goliardica, la convivialità: grandi bicchierate, urla, entusiasmi e discussioni intorno a questo o quel candidato distintosi per anticonformismo in contrapposizione al conformismo democristiano dell’epoca. Gli anni Sessanta del boom economico. Poi il premio è cresciuto: Enzo Biagi, primo presidente di giuria, era solito dire: “Abbiamo un’età in cui bisogna mettere giudizio, non abbiamo più i pantaloni corti…”. Con questo monito Il Premiolino si è fatto via via più serioso, è maturato ed eccoci ora ai suoi primi cinquant’anni. Più serioso ma sempre d’avanguardia, alla continua ricerca, insieme a colleghi più giovani, di quei professionisti, espressione di coscienza civile, che si sono distinti per l’impegno, il coraggio, il libero pensiero, così come coloro che stanno cambiando il modo di fare informazione. Il tutto in nome dell’indipendenza delle opinioni, della libertà di stampa, del diritto-dovere all’informazione. Lo spirito non cambia, Il Premiolino va avanti. |