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Rigoroso, laico, il premio giornalistico per eccellenza, alla ricerca di nuovi modi di fare giornalismo
“Quando sono entrato in giuria – era la fine degli anni Ottanta – ho avuto subito la percezione di avere a che fare con persone serie di cui mi piaceva, e mi piace tutt’ora, il rispetto generale delle regole, il senso forte delle istituzioni e del mestiere giornalistico. Sensazione che mi venne confermata poi più tardi quando, da vicario del direttore del Corriere, feci delle scelte a favore di Mani Pulite. Scelte che rifarei ma che professionalmente un po’ mi punirono. In quel momento particolare per me, ricordo con piacere la vicinanza, la solidarietà, l’amicizia dei giurati del Premio.” Rigoroso, laico: questi gli aggettivi che secondo Giulio Anselmi meglio definiscono Il Premiolino e la sua giuria. Giuria fatta di colleghi che non hanno mancato di sostenerlo nelle sue scelte in un momento difficile a livello personale e professionale, così come lo era per il Paese. E rigore e laicità dovrebbero essere gli elementi principali di un giornalismo serio: “Credo che sia fondamentale fare bene il nostro mestiere e farlo criticamente, cercando di non perdere di vista quello che succede nel paese, nel mondo, nella società e in primo luogo cercando di non prendere per buone tutte le parole d’ordine che arrivano. Ritengo che, ad esempio, il giornalismo economico abbia perso una grande occasione in questi anni di globalizzazione e di finanziarizzazione eccessiva. Purtroppo, invece, spesso il giornalismo prende atto di quel che accade senza svolgere una sufficiente funzione critica. Un giornalismo autonomo è giornalismo, l’unico possibile e quello più credibile, che ha una certa autorevolezza e che tutto sommato ancora oggi ha lettori”. In una realtà come quella italiana fatta di una popolazione che legge poco e che poco si fida dell’informazione, molti sono i soggetti che vedono nel giornalismo d’inchiesta la soluzione per invertire la tendenza. Ma Anselmi ha a riguardo un’opinione molto personale e fuori dal coro che mette in luce un paradosso: “Coloro che invocano a gran voce il giornalismo d’inchiesta sono gli stessi che condannano con durezza gli scoop come se lo scoop non fosse un contenuto necessario delle inchieste”. Che ruolo hanno dunque i premi giornalistici in questo contesto? “I premi giornalistici in generale fanno quello che possono nel tentativo di dare segnali forti e cogliere l’evoluzione, gli aspetti e le forme innovative del nostro mestiere: ad esempio quando premiammo Striscia la Notizia cercammo di cogliere il fenomeno di un modo diverso di fare informazione, capace di incidere grandemente nell’opinione pubblica. Il Premiolino, come altri premi, va in questa direzione. Il tentativo è quello non solo di segnalare persone meritevoli ma soprattutto di essere esterni a camarille di potere.” |