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Il Premiolino secondo Milena Gabanelli
Il Premiolino porta bene

In Giuria dal 2007, Milena Gabanelli – telegiornalista d’inchiesta freelance da sempre e per profonda convinzione, anima di Report – incontra Il Premiolino per la prima volta nel 2000, vincendolo proprio per la trasmissione di Rai Tre. Un incontro relativamente recente, foriero, per lei, di altri riconoscimenti: “È stato il primo premio importante della mia carriera. Quella sera Ettore Mo (Premiolino nel 1980, ndr) mi disse ‘Anche per me è stato il primo premio, dopo ne sono arrivati a valanga. Il Premiolino porta bene…’ In effetti è andata così”.

Un premio che è una sorta di staffetta e dove il testimone, il riconoscimento passa da collega a collega. Un evento non privo di carica emotiva: “Sono da poco in giuria ma il momento che ricordo con più piacere è stato quando ho detto ad un collega che aveva vinto. È emozionante sapere di comunicare un’emozione”.

Una staffetta in nome della professionalità, del coraggio, dell’indipendenza e della libertà di informazione. Informazione profondamente cambiata, specchio della società: “Da questo punto di vista Internet allarga parecchio gli orizzonti informativi se lo sai consultare. Ognuno può mettere in rete la propria testimonianza o versione dei fatti, e questa è una grande libertà. Da non confondere con verità”.

Ma che contributo può dare Il Premiolino a un’ Italia che legge pochissimo e nella quale si registra una generalizzata e diffusa crisi di credibilità nei confronti dei media? E in che direzione deve andare nei prossimi cinquant’anni? “Il basso livello culturale e morale del nostro Paese rappresenta bene lo stato dell’informazione. È triste dire questo ma se un giornalista fa semplicemente il suo mestiere è un eroe o un sovversivo. I premi credo servano solo a chi li riceve. Sono un investimento su una persona, che in virtù del riconoscimento pubblico, sarà stimolato a fare sempre meglio. I premi difficilmente varcano la soglia dell’ambito in cui vengono conferiti, ma siccome si tratta di un ambito frequentato da coloro che l’informazione la fanno, scegliere bene i soggetti su cui investire, può dare un ottimo contributo. Più andrà a scovare quei nomi poco noti, che però hanno dimostrato di possedere talento e passione, meno terreno lascerà alla convinzione che contino di più le conoscenze, della conoscenza. Certo, guardando l’elenco dei premiati è difficile dire che non si tratti di professionisti che si sono battuti per la libertà d’informazione”.