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Il Premiolino secondo Natalia Aspesi
Un premio onesto

“Per noi giornalisti questo premio è importante perché ci viene assegnato da altri giornalisti, i nostri concorrenti e rivali. Il Premiolino mi pare onesto e questo è già molto: premi giornalistici ce ne è una selva, quasi tutti in luoghi di villeggiatura, alcuni con ricchi premi in denaro altri con targhe o sculturine che non si sa poi dove mettere; c’è chi ne ha vinti centinaia, anche di massimamente ambiti soprattutto per le cifre dell’assegno. Ma proprio a questo vecchio Premiolino la mia categoria è particolarmente affezionata perché ti viene da colleghi da cui ti aspetteresti piuttosto che un riconoscimento, una coltellata.”

Un giudizio lusinghiero e al tempo stesso tagliente quello che Natalia Aspesi dà del maggior premio giornalistico italiano. “Non ricordo neanche quando mi fu assegnato, in un tempo lontano al punto che alcuni giurati erano contrari perché io ero donna; eravamo veramente poche allora, quindi quasi star, diciamo una per quotidiano, e considerate intruse alquanto fastidiose. Oggi si rischia che in questo mestiere ci siano più donne che uomini, se ne premiano quindi tante, per forza, ma c’è sempre un po’ di ostilità. Quando mi hanno chiesto di entrare in giuria ero molto contenta, però anche stupita perché insomma sono ultrapensionata, anche se lavoro ancora. E alla prima riunione ho avuto subito la sensazione che al posto mio, o di altri, sarebbe stato meglio chiamare colleghi non dico giovanissimi, ma certo più giovani di noi: diciamo tra i 40 e i 50? In fondo il premio compie solo adesso 50 anni e noi, non so se tutti, siamo più vecchi, pensionati: forse legati a un giornalismo magari ottimo, ma un po’ impolverato, incanutito.”

Certo i tempi sono cambiati e insieme a loro anche gli strumenti, i linguaggi e le modalità di comunicazione.

“Ci lamentiamo spesso del giornalismo di oggi, anche se ci sono colleghi molto più giovani, eccezionalmente bravi. Ma sono cambiati i giornali, i rapporti con la pubblicità, gli editori, i padroni, i lettori sempre più restii, le tecnologie che si sono rivoluzionate. E anche se per noi parrucconi quel che si legge nei vari siti e blog appare scritto sciattamente, la valanga di informazioni è tale da sotterrare il nostro accanimento al bello scrivere ammesso che bello sia. Quanto alla libertà, si sa che è sempre stata relativa. Oggi, conta più la pubblicità della libertà di informare, per cui ci sono settori come la moda in cui gli articoli devono contenere una selva di marchi tutti stupendi. In questo caso, anche se le giornaliste tra loro dicono che porcata e poi ne scrivono che meraviglia, importa poco. Più dura è la libertà controllata in campo economico, mentre in quello politico basta avere l’accortezza, o la fortuna, di poter lavorare in un giornale di cui apprezzi e condividi le idee. Altrimenti deve essere una sofferenza anche se mi dicono che pure i giornalisti sono cambiati: i più giovani infatti si adeguano senza lamenti a quel che il direttore richiede e le proprie idee, anche se contrarie, le tengono per sé.” Non così per Natalia Aspesi, grande firma dell’editoria di cui conosciamo il piglio combattivo e la tenacia. Ed è con questo stesso spirito che ha fatto ingresso in giuria: “Nella mia prima riunione tenevo tanto che venisse premiata una mia collega bravissima nel campo storico-culturale. Non ce l’ho fatta ma mi sono ripromessa di tornare alla carica. Cosa che ho fatto nel mio mio secondo anno in giuria, questo, e non se la sono più sentita di dirmi di no”.