|
Cinquant’anni ma non li dimostra!
“Il mio primo incontro con Il Premiolino risale al 1970, quando mio padre (Filippo Sacchi, ndr) venne premiato per la sua carriera di inviato, notista politico e critico cinematografico. La cerimonia si svolse intorno a un lungo tavolo disposto a ferro di cavallo al ristorante Rigolo e la pergamena gli venne consegnata da Giansandro Bassetti che, con i fratelli, ne era stato dieci anni prima il promotore. All’epoca non ero ancora giornalista.” Ma il giornalismo è nel DNA di famiglia: Valeria Sacchi segue le orme paterne e si imbatte nuovamente nel premio milanese, pur in una veste diversa: “Parecchi anni dopo, quando lavoravo alla redazione de La Stampa, mi telefonò Gaetano Tumiati chiedendomi di entrare nella giuria. Così cominciò l’esperienza di giurato, per me positiva e felice. Mi trovai bene tra i compagni e, nonostante qualche inevitabile baruffa, non ricordo che la scelta sia caduta su candidati di cui mi sia dovuta in qualche modo vergognare. Certamente molti che lo avrebbero meritato non l’hanno avuto, ma questo è inevitabile.” 1960-2009: Il Premiolino taglia il traguardo del mezzo secolo di vita. Quale bilancio? “Tra le tradizioni di cui Il Premiolino può andare fiero è l’aver mantenuto un equilibrio tra gradi firme e giornalisti alle prime armi, o addirittura sconosciuti. Con un’attenzione particolare per coloro che, soprattutto in alcune zone del Paese, si trovano a lavorare in condizioni difficili, quando non addirittura pericolose. Un punto a volte ‘scomodo’, sul quale nessuno degli sponsor ha mai avuto nulla da ridire. Anche per questo Il Premiolino compie cinquant’anni ma non li dimostra, e chi scorrerà in questo libro la lunga lista dei premiati potrà constatare che essa riflette la storia del giornalismo e spesso ne anticipa i cambiamenti”. |