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Anni '60

Il primo decennio (1960-1969)
Morando Morandini





"Formidabili quegli anni? In giuria, intanto, eravamo quasi tutti sotto ai quarant’anni. Anche tra i premiati, d’altronde. Oltre alle firme illustri (Palmieri, Jemolo, Monelli, Marotta, Besozzi, Gorresio, Pietra, Spinelli, Flaiano, Piovene) molti erano i giovani già bravi e affidabili, ma non ancora famosi (…)".

Ma, ricorda Morandini "Che anni! Kennedy e Papa Giovanni XXIII, il Concilio Vaticano II e il movimento delle donne, la contestazione studentesca e il primo centrosinistra, il primo volo nello spazio (1961) e l’uomo sulla Luna (1969), il disastro del Vajont (1963) e l’attentato alla Banca dell’Agricoltura di Milano (1969), la rivoluzione culturale in Cina (1965) e la guerra dei sei giorni in Israele (1967).

Si premiava di tutto: giornali e settimanali di diffusione nazionale e piccoli quotidiani di provincia; firme arcinote e oscuri cronisti; grafici (Achille Patitucci, 1960) e fotografi (Gianfranco Moroldo, 1968); rubriche collettive (Specchio dei tempi su La Stampa, 1960) e riviste specializzate (Quattrosoldi, 1963), disegni, persino titoli e soprattutto inchieste: tre su dodici nel 1960. Allora si facevano ancora e molte erano scomode ai potenti.

Si teneva già d’occhio la TV: una dozzina di premiati, da Andrea Barbato a Demetrio Volcic. E si prestava orecchio alla radio (Sergio Zavoli, 1961). Ancora poche le donne, 7 su 120, ma non figuravano nemmeno in giuria: Oriana Fallaci, Floriana Maudente, Enrica Cantani, Camilla Cederna, Maria Grazia Livi, Carla Ravaioli, Maria Livia Berini.

Si chiamò presto il Premiolino, un nome, una modestia. Era nato sotto il segno dell’amicizia e della convivialità tra inviati speciali che s’incontravano all’estero, ma raramente a Milano.

Era di 200.000 lire, cifra non indifferente nel 1960 che rimase inalterata per più di vent’anni, nonostante l’inflazione. Sempre ambitissimo, però. Prima di diventare semestrale, negli anni ’60 la premiazione era ogni tre mesi.

Prima sede: il ristorante Bagutta. Primo presidente: Enzo Biagi, poi sostituito a lungo da Pietrino Bianchi, entrambi abili a moderare e mediare. Attriti di caratteri, ma anche di idee. Fin dall’inizio in giuria c’erano una destra, una sinistra e, più largo, un centro.

Come nel resto del Paese, ma con una differenza: le dispute non degeneravano in risse e il tasso dei compromessi ipocriti o sottobanco (con qualche sbaglio) fu sempre in limiti tollerabili, fisiologici. Prevalevano l’amicizia o almeno la colleganza, il rispetto. E’ così che, nonostante due interruzioni, il Premiolino ha sorpassato il 2000"