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GLI INDIMENTICABILI ANNI ’80: NUOVI PRESIDENTI E LA "MILANO DA BERE" Soffiavano forti i venti negli indimenticabili anni ‘80, a volte con la violenza in un tornado, sconvolgendo vecchi equilibri di un mondo, e quindi di un’Italia, che da troppo tempo era in attesa di cambiamenti significativi. E’ così che Bruno Ambrosi esordisce nel racconto di quegli anni per ricordarne i tempi difficili, segnati dalla morte di Licio Gelli, dal mistero di Ustica, dall’attentato al Papa e dall’assassinio del generale Dalla Chiesa. Uno scenario tumultuoso, nel quale Bettino Craxi diventerà Capo del Governo, Cossiga Presidente della Repubblica, Ronald Reagan Presidente degli Stati Uniti, e nell’altra superpotenza, ai miasmi nucleari del disastro di Chernobyl si sovrapporranno i refoli effimeri della Perestroika e della Glasnost gorbacioviana. L’Italia, intanto, piange la scomparsa di Enrico Berlinguer che aveva rotto i legami con Mosca, di Eugenio Montale, di Italo Calvino, di Leonardo Sciascia, di Enzo Tortora, personaggio televisivo e giornalistico trasformato in un orrendo caso giudiziario. C’è, per consolarsi, solo la vittoria calcistica del 3-1 sulla Germania e le inedite gomme piene della bicicletta di Francesco Moser che batte il record dell’ora (…). Ma gli anni ’80 sono anche quelli dei troppi aperitivi serviti nella Milano da bere che segue senza grande partecipazione la bufera che si è abbattuta sull’editoria giornalistica dove è in corso una battaglia epocale tra nuove tecnologie e crisi politico-finanziarie dai contorni oscuri che vedrà uscire dalla scena Angelo ed Alberto Rizzoli, far perdere ad Alberto Cavallari la direzione del Corriere, inabissarsi l’avventura del tanto atteso quotidiano popolare e morire Il Corriere d’informazione e la gloriosa Domenica. E la Camera approva la legge sull’editoria anche se un sondaggio Makno rivela che il 73% degli intervistati ha poca o nessuna fiducia nella credibilità delle notizie pubblicate dai giornali. I giurati del Premiolino, vecchie volpi del mestiere, non si lasciano incantare dai sondaggi: sanno che la grande macchina dell’informazione, al di là delle tempeste create dai politici e dai grandi finanzieri, ha una sua moralità di fondo, valori che trascendono le congiunture del momento, e continuano a scandagliare pagine e schermi in cerca di nuovi talenti, di voci originali che sarà la piccola/grande storia del giornalismo a consacrare. E nascono così i diplomi per Michele Santoro e la sua Samarcanda, voci ed immagini nuove della TV, per Massimo Riva che spiega e commenta una certa economia, per Michele Serra e Beppe Severgnini che sanno scandagliare vizi privati e pubbliche virtù con penna intrisa di humour e tante altre firme che hanno meritato discussioni a volte furibonde, come sempre peraltro, per l’aggiudicazione della pergamena e l’assegno di accompagnamento. Davvero indimenticabili, quegli anni ‘80. |