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Dal 2000 al 2002

Chiara Beria di Argentine

Chiara Beria di Argentine ricorda come il 31 gennaio 2002 non è stata una serata di festa come tante altre Nel salone del Circolo della Stampa si tiene la cerimonia di consegna del Premiolino per i mesi luglio-dicembre 2001. Un semestre tragico. Con gli attacchi terroristici dell’11 settembre il mondo è cambiato, sotto il segno della guerra inizia – di fatto - il nuovo secolo.

Cronache di morte, immagini di una catastrofe terrificante e l’angoscia per un futuro senza più pace; in quei giorni terribili il giornalismo riscopre il suo volto migliore.

A caro prezzo. Sulla strada per Kabul, il 19 novembre 2001, viene assassinata una brava e appassionata giornalista del Corriere della Sera, Maria Grazia Cutuli. Aveva 39 anni. Con lei vengono trucidati Julio Fuentes reporter de El Mundo, e due corrispondenti dell’agenzia Reuters, l’australiano Harry Burton e l’afghano Azizullah Haidari.

Per ricordare il loro sacrificio e quello degli altri quattro giornalisti morti, in quell’autunno di guerra, in Afghanistan (Pierre Billaud, Ulf Stroberg, Volker Handloik, Joanne Sutton) senza limitarsi a un troppo rituale premio alla memoria la giuria decide di assegnare il Premiolino a Reporters sans frontières, l’associazione internazionale con sede a Parigi che, da anni, si batte per difendere i giornalisti prigionieri e denunciare con campagne di sensibilizzazione e comunicati le violazioni della libertà di stampa nel mondo. E così Robert Ménard, segretario generale di Reporters sans frontières arriva a Milano per ritirare il Premiolino. Nel suo discorso non si limita a fare i soliti ringraziamenti. Un terzo della popolazione mondiale, ricorda, vive in Paesi dove non c’è libertà d’espressione.

Ma, soprattutto, quella sera a Milano Ménard lancia un appello drammatico per la salvezza di Daniel Pearl il giornalista del Wall Street Journal ostaggio dei fondamentalisti islamici. Invano. Pochi giorni dopo Pearl viene ritrovato sgozzato come un vitello e anno dopo anno, guerra dopo guerra, attentato dopo attentato, dall’Afghanistan all’Iraq, Reporters sans frontières stilerà il tragico bollettino dei giornalisti, fotoreporter e operatori caduti sul fronte del terrore: 43 uccisi nel 2003; 18 da marzo 2003 al gennaio 2004 in Iraq; più centinaia che hanno subìto minacce, sono stati arrestati o sono stati messi sotto inchiesta.

Ricordare quella serata e quel premio a un’associazione che per statuto attraversa ogni differenza etnica, religiosa, politica significa anche sottolineare il ruolo sempre più delicato che, in questo drammatico scenario, deve avere il giornalismo.

Quella premiazione e purtroppo anche l’appello in favore di Pearl ottennero scarsa eco in tv e sulla stampa italiana: quasi che si stentasse ancora a decifrare la realtà che stava avanzando o, forse, più banalmente altri premi più ricchi e con fastose dirette tivù avevano rubato tutta la scena. Sono anni durante i quali tutto cambia, vertiginosamente. Scompaiono in Italia, uno dopo l’altro, i Grandi Vecchi del secolo passato Norberto Bobbio, Alessandro Galante Garrone, Enrico Cuccia, Giovanni Agnelli; negli Usa è iniziato l’impero Bush; Sua Emittenza, Silvio Berlusconi, vince le elezioni e ritorna a palazzo Chigi: il suo governo batterà per durata tutti i precedenti. In tivù con il Grande Fratello inizia l’epoca dei reality show, qui si fa audience con Tarricone, là si muore.

Per il vecchio Premiolino, sponsor Parmalat, alla soglia del clamoroso crack, quell’intensa serata di fine gennaio 2002 segna la fine di una stagione.

Solo nell’autunno 2003, grazie alla Martini & Rossi, il Premiolino può riprendere il suo lungo cammino. Ora ha una sede fissa, la Terrazza Martini, in piazza Diaz, e una giuria rinnovata con l’arrivo di due giornalisti d’indiscutibile bravura, Gian Antonio Stella ed Enrico Mentana.

Riguardo l’elenco dei premiati in questi anni 2000. Alcuni nomi: Federico Rampini, Toni Capuozzo, Francesco La Licata, Milena Gabbanelli, Marco Paolini, Conchita De Gregorio, Sandra Bonsanti, Fabrizio Gatti, Massimo Franco, Gabriella Simoni, Anna Migotto, Sandro Boeri, Franca Sozzani, Andrea Vianello, Piero Bianucci, Fiorenza Sarzanini. Un team di eccellenza. Perchè se c’è una cosa di cui il giornalismo oggi soffre non è la mancanza di grandi professionalità ma, semmai, la mancanza di editori liberi da lacci e lacciuoli. Rai, docet.