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Le origini
E fu... il Premiolino.
Gaetano Tumiati ripercorre i primi passi del Premiolino.

"Eravamo nel 1960. l’anno di Gagarin, di Tambroni, di Lumumba, di Berruti alle Olimpiadi di Roma, di Kennedy alla presidenza degli Stati Uniti.
E noi un gruppo di inviati 'milanesi', relativamente giovani, per lo più fra i trenta e i quaranta, che guardava con rispetto alla generazione dei maestri: Vergani, Monelli, Barzini, Montanelli, Emanuelli.
I nuovi, i Pansa, gli Zincone, i Nozza non erano ancora spuntati all’orizzonte. Ci incontravamo ad Algeri nei giorni dell’insurrezione, a Palermo per un eccidio mafioso, a Ginevra per una conferenza internazionale.
E ogni volta all’aeroporto, a servizio ultimato, le solite frasi: "Vediamoci anche a Milano, "Telefonami”, "Ti telefono”.

E invece nessuno telefonava mai. Perché Milano è una città indaffarata, tesa, poco conviviale".
Poi la svolta "forse proprio dopo una serata con Fusco (Giancarlo ndr), qualcuno decise di rompere l’incantesimo: 'Vediamoci anche a Milano,' in un ristorante del centro, tutti i martedì sera, magari fondiamo anche un premio giornalistico, così avremo un riferimento preciso e argomenti concreti di discussione.", e i primi suggerimenti sul premio arrivati "con paterna simpatia" da Orio Vergani: non doveva essere un premio come tutti gli altri, ma qualcosa di nuovo, agile, giovane, snello.

"Dopo alcuni mesi di rodaggio, si arrivò alla soluzione definitiva: un premio al mese, giuria fissa, presidente Enzo Biagi, mecenati Piero e Giansandro Bassetti.

Era nato il "Premio…lino” (…). Per quanto facessimo le ore piccole in appassionate polemiche a favore di questo o quel candidato (quando i toni si facevano troppo alti Enzo Biagi tentava di placarli: Calma, calma, ragazzi!
Dopotutto abbiamo quasi quarant’anni!”) nessuno di noi pensava che il Premiolino sarebbe arrivato trionfalmente fino agli anni ottanta.

Anno dopo anno, quasi senza accorgercene, ci siamo ritrovati con qualche ruga in più, i figli grandi e una storia alle spalle. Nelle nostre riunioni, fra un servizio e l’altro, sempre discutendo di articoli e di inchieste, sono passati avvenimenti grandi e piccoli: Krusciov e l’operazione per separare le gemelle siamesi, Giovanni XXIII e i personaggi del mondo della canzone, Piazza Fontana e il ritratto di Vergottini.

Nell’albo d’oro dei nostri premiati, accanto a firme illustri come quelle di Giorgio Bocca, Camilla Cederna, Oriana Fallaci, Alberto Moravia, Pier Paolo Pasolini, Alberto Ronchey, Eugenio Scalfari, figurano i redattori di piccoli giornali di provincia, testate come quella del giornale di Barga, in Lucchesia.

A Biagi, dimissionario perché chiamato a Roma a dirigere il telegiornale, successe la lunga, vivace presidenza di Pietrino Bianchi.

Era di qualche anno più anziano di noi, ma in effetti sembrava senza età: vecchissimo perché parlava di Orazio e di Proust come se fossero compagni di banco, giovanissimo nell’ammiccare improvviso dell’occhio chiaro e lacrimoso quando riportava l’ultima battuta tagliente o l’ultimo pettegolezzo redazionale.

Poi anche Pietrino ci ha lasciati, ma il Premiolino è andato avanti nello stesso spirito. Mentre, tra un servizio e l’altro, davanti a cumuli di quotidiani e riviste e a calici di vino non ci passa neppure per la mente che questo premio, per quanto ormai popolarissimo e sempre ambito, possa durare fino al Duemila. E invece chissà".